Questo sintagma ispira: Fillus de anima. Sembra un insieme di parole d’affetto. Forse ho fatto un volo pindarico per riatterrare su un significato che non è propriamente il suo, ma volendo intendere il fillus de anima in una sfumatura diversa, si potrebbe dire che sia colui che non è legato a noi da un vincolo di sangue, ma che in qualche modo ci è figlio, parente, persona cara. Questo individuo ci è vicino per un motivo speciale: il nostro legame è de anima, la nostra affinità è dal punto di vista dei sentimenti. Inspiegabilmente, nonostante le possibili differenze di età, di genere e di razza, ci sentiamo intimi, come se condividessimo entrambi qualcosa che solo in pochi possiamo comprendere.

Ed è per ciò che ho creato questa pagina. Per chiunque la veda e deciderà di aderire, perché condivide una stessa profondità di pensiero.

sabato 12 novembre 2011

E tu lo conosci Wilson Greatbatch?


Quando un personaggio famoso viene a mancare, ecco che i media si scatenano e, per qualche giorno, o in alcuni casi qualche settimana (basti pensare a Michael Jackson), tv, radio, giornali e riviste varie non parlano d’altro. 
In fondo in questo non c’è nulla di male: è giusto che, alla morte di persone che a loro modo hanno cambiato il mondo, o comunque hanno fatto qualcosa per essere ricordate, esse vengano premiate con articoli e servizi televisivi che ripercorrono la loro storia, permettendo a chi li aveva seguiti nel loro percorso (qualunque esso sia) di offrir loro un addio simbolico e a chi non ne aveva mai sentito parlare di venire a conoscenza dei loro meriti. 
Ritengo però discutibile il metodo utilizzato dai media per scegliere di chi parlare e, soprattutto, per decidere quanto tempo dedicargli. 
Come tutti ormai sapranno, il 5 ottobre di quest’anno Steve Jobs è morto e giustamente, per almeno una decina di giorni, è stato l’argomento sulla bocca di tutti. Non per sminuire l’operato di questo grandissimo personaggio, ma non sembra necessario rielencare le sue virtù, dato che i media gli hanno dedicato uno spazio talmente grande, che anche chi prima non aveva mai sentito parlare di lui, ora sa perfettamente di chi si tratta e perché deve essere ricordato. 

Eppure qualche giorno prima, precisamente il 27 settembre scorso, un altro personaggio degno di nota è morto e la sua scomparsa non ha ricevuto dai media, e di conseguenza dalle persone, nemmeno un decimo dell’attenzione suscitata da quella di Steve Jobs. Sto parlando di Wilson Greatbatch: non ha recitato in un film che ha sbancato i botteghini e non ha cantato singoli da dieci milioni di copie: però ha inventato il pacemaker. Certo, la sua invenzione non è un must per chiunque voglia essere alla moda, ma per moltissimi è stato ben più importante: ha salvato loro la vita. 
Sarebbe inutile, oltre che sbagliato, mettere a confronto questi due personaggi al fine di stabilire chi dei due abbia fatto di più per l’umanità, ma penso sarebbe giusto che i media dedicassero tempo a tutti coloro che lo meritano, non solo a chi fa tendenza.

di Alessandro Tais
Per saperne di più:
Biografia di W. Greatbatch: 
Il New York Times parla di W. Greatbatch:

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