Questo sintagma ispira: Fillus de anima. Sembra un insieme di parole d’affetto. Forse ho fatto un volo pindarico per riatterrare su un significato che non è propriamente il suo, ma volendo intendere il fillus de anima in una sfumatura diversa, si potrebbe dire che sia colui che non è legato a noi da un vincolo di sangue, ma che in qualche modo ci è figlio, parente, persona cara. Questo individuo ci è vicino per un motivo speciale: il nostro legame è de anima, la nostra affinità è dal punto di vista dei sentimenti. Inspiegabilmente, nonostante le possibili differenze di età, di genere e di razza, ci sentiamo intimi, come se condividessimo entrambi qualcosa che solo in pochi possiamo comprendere.

Ed è per ciò che ho creato questa pagina. Per chiunque la veda e deciderà di aderire, perché condivide una stessa profondità di pensiero.

sabato 3 dicembre 2011

L'appuntamento sportivo


90° minuto è parte della storia italiana: è l’appuntamento fisso della domenica pomeriggio per milioni di sportivi.
Per descriverlo basterebbe far parlare il pubblico, basterebbe sentire la gente: <<La domenica noi andavamo a mangiare a casa dei parenti o a casa degli amici,>> dicono in molti <<però stavamo lì finche non finiva novantesimo>>.
Tutti gli italiani lo ricordano, e non solo come il principale momento di aggregazione della domenica in famiglia, in quanto la trasmissione metteva d’accordo proprio tutti, anche le stesse donne, che in altre occasioni avrebbero protestato perché il marito vedeva troppe partite di calcio; ma tutti gli italiani lo ricordano anche per il suo tono familiare e per l’atmosfera amichevole nella quale i personaggi del “teatrino” di Paolo Valenti si esprimevano.
E’ vero che quel tempo appare lontano, quando in casa c’era una sola televisione e per di più era in bianco e nero. E’ vero che a quel tempo le famiglie potevano tranquillamente andare allo stadio e portare i loro bambini sugli spalti senza paura. E’ vero che a quel tempo, come si disse in un’intervista, se le donne dovevano insultare l’arbitro dicevano semplicemente: <<Signor arbitro, le posso gentilmente far notare che ha due protuberanze sulla fronte?>>
Ma se oggi tutto questo è cambiato, se alcune delle cose positive sono andate perse, perché non conservare almeno quel momento di genuinità della domenica, quel punto fermo per il quale tutti correvano a casa, ad incollarsi alla stesso schermo?
90° minuto infatti non è da considerare solo una trasmissione calcistica, che parla di giocatori e goals. 90° minuto significa qualcosa di più.
Quando infatti ci furono i primi episodi di violenza nello sport, sebbene ancora sporadici, Paolo Valenti e la sua trasmissione cominciarono a propagandare la non violenza ed il fair play, tanto da divenirne il simbolo. Ed ecco perché ritengo che tutelare l’inno alla non violenza implichi la conservazione di 90° minuto.
Ancora oggi, da più di venti anni, vengono portate avanti tante iniziative a suo nome e nel nome dei grandi valori di cui si faceva testimone: il valore educativo dello sport, la non violenza, il rispetto di sé e dell’avversario. Con che coraggio si vorrebbero tagliare le buone tendenze che sono rimaste nel nostro paese? Possibile che il denaro vinca su qualsiasi cosa?
Bisognerebbe scegliere, anche e soprattutto nella televisione, che è in grado di rivolgersi a tutti, persone e programmi che sappiano ancora trasmettere valori di un certo spessore ed elevati da un punto di vista qualitativo, e non solamente quantitativo, riguardante il valore dello share.

Per saperne di più:





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